Il primo citofono di Milano

Se vi capita di fare un giro dalle parti di Palestro, potreste trovarvi davanti questo bellissimo citofono in bronzo.

L’opera è di Wildt e pare che sia stato il primo citofono di Milano. Si tratta di Palazzo Sola Busca e ci troviamo in via Serbelloni al 10.  Il palazzo è soprannominato dai milanesi “la cà de l’uregia” (trad. la casa dell’orecchio)

La tradizione racconta che se avete un desiderio e lo sussurrate all’orecchio lo stesso si avvererà.

Provare per credere!

Il quartiere operaio di via Savona 40

Oggi vi voglio parlare dei quartieri operai e parto da quello più antico, inaugurato nel 1906.

Si tratta de il “primo quartiere popolare della Società Umanitaria” come ancora si riesce a intravedere sulla facciata d’ingresso.

Venne costruito grazie al volere del filantropo ebreo Prospero Moisè Loria che alla morte donò il suo patrimonio alla Società Umanitaria da lui fondata in precedenza.

L’idea di Prospero Moisè Loira era quella di permettere al povero di elevarsi, di formarsi in modo da poter accedere a posizioni lavorative più decorose.

Il quartiere fu costruito sull’area del vecchio macello ed era composto da 240 abitazioni per circa 1000 persone. Il progetto fu affidato all’architetto Broggio, il quale realizzò l’intervento in quello che viene definito liberty minore. È ancora presente la cancellata in ferro battuto ma, come potete vedere anche dalle fotografie, gli elementi decorativi sono piuttosto semplici.

Ci troviamo in via Solari al 40, in una zona a quel tempo ricca di fabbriche e impianti industriali, dove la popolazione era cresciuta notevolmente nel giro di poco tempo e dove le condizioni igieniche erano pessime.

Si decide pertanto di costruire questi palazzi, non troppo alti, con dei giardini interni e un po’ di spazio tra uno stabile e l’altro, in modo da far girare l’aria. Per gli inizi del 900 erano all’avanguardia. Si trattava di case sociali con servizi comuni. Per prima cosa c’era un bagno per ogni casa, poi un asilo, una scuola professionale, una biblioteca, la lavanderia, un teatro, le cucine e la mensa in comune.

Se come me siete curiosi di conoscere meglio il quartiere Savona/Tortona, vi aspetto tra qualche giorno per il percorso sull’archeologia industriale.

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La cucina dei nostri nonni: il rostin negàa

Questo è proprio un piatto tipico milanese, magari meno conosciuto del risotto allo zafferano o della cotoletta, della quale non abbiamo ancora parlato, ma fidatevi si tratta di pura tradizione meneghina. Il rostin negàa non è altro che l’arrosto di vitello annegato, la pura traduzione.

Quali sono gli ingredienti: 8 nodini di vitello tagliati spessi; 150g di burro; brodo q.b; 1 bicchiere di vino bianco; 30g di pancetta a dadini; 1 tazza di farina; 1 limone; trito di aglio e rosmarino; sale e pepe.

Come si prepara? Prima di tutto infarinare i nodini, salarli e peparli. Sciogliere nella padella 90 g di burro, far soffriggere la pancetta e poi aggiungere la carne. Quando inizia a prendere colore sfumare con il vino bianco e lasciare evaporare. Aggiungere qualche mestolo di brodo fino a coprire la metà dei nodini e lasciare cuocere a fuoco medio, facendo attenzione che la carne non si asciughi mai completamente. A cottura quasi ultimata aggiungere il trito di aglio e rosmarino, il succo di mezzo limone e il burro rimasto.

Buon appetito!

La Gesa di lusert alias Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

Ebbene sì, anche a Milano ci sono delle chiese, anche se fino a adesso non ne abbiamo ancora viste insieme. Oggi però vi voglio portare a conoscere l’oratorio di San Protaso al Lorenteggio. Non vorrei essere ripetitiva ma magari, ci siete passati in autobus accanto e non l’avete mai notata! Dove l’abbiamo piazzata? Beh su uno spartitraffico! Da qualche anno è interessata anche dagli scavi per i lavori della M4….ma lei, la gesa di lusert (la chiesa delle lucertole) continua imperterrita a resistere.

Onestamente mi ha sempre affascinato questa chiesetta. Forse per il posto strano in cui si è venuta a trovare ai giorni nostri. Ci sono passata accanto in macchina innumerevoli volte, c’è così tanto traffico di solito su quella strada, non c’è un parcheggio…insomma, tutte le volte che l’ho vista ho sempre fantasticato su come si sia trovata in quella posizione, quante storie abbia da raccontare, quanta vita abbia visto passare.

Sabato finalmente sono riuscita a entrare, era aperta. Così come durante la festa di quartiere del Lorenteggio. L’oratorio era un luogo di preghiera per i contadini che abitavano nella zona del comune dei Corpi Santi, fuori Porta Vercellina. Passò poi al comune di Lorenteggio fintanto che anche quest’ultimo non fu inglobato nella città nel 1923. A ricordo della sua origine, circa 10 anni fa, fu posto davanti alla chiesa un antico cippo di confine del 1800 con l’indicazione del comune di appartenenza.

La struttura è ovviamente molto semplice: pianta rettangolare, abside semicircolare, tetto a capanna e soffitto in legno a cassettoni. Alle pareti diversi affreschi che purtroppo versano in cattive condizioni. La storia di questa chiesa è lunghissima, non ci sono dati ufficiali ma pare che fu costruita intorno all’anno 1000 dai monaci benedettini di San Vittore al Corpo e dedicata a San Protaso, vescovo di Milano. Se ne volete sapere di più, in fondo vi lascio il link degli amici della chiesetta di San Protaso al Lorenteggio.

Ci sono tante storie intorno a questo oratorio, per esempio si racconta di una botola presente nella chiesetta e chiusa durante i restauri. Pare che il cunicolo portasse al Castello Sforzesco. D’altra parte si sa che sotto il Castello sono presenti diversi cunicoli, ma questa è un’altra storia al momento….

Dal 2015 l’oratorio è stato posto sotto il vincolo della soprintendenza dei beni archeologici e paesaggistici della Lombardia e questo ha fatto si che gli scavi della metro 4 siano stati spostati di qualche metro per non intaccare questa antica chiesina nonché la chiesetta più piccola di Milano.

Vi state chiedendo perché gesa di lusert? Semplicemente perché per anni l’oratorio è stato chiuso e in disuso e frequentato solamente dalle lucertole.

Anni fa persino Piero Mazzarella compose una canzone per la chiesa delle lucertole; lascio qui sotto il testo. La traduzione è mia, ma dovrebbe essere corretta!

Gh’è ona gesa là in fond C’è una chiesa là in fondo
a la strada che porta a Biegrass, alla strada che porta a Abbiategrasso
la gh’ha minga el sagraa non ha il sagrato
e l’è fada de sass; ed è fatta di sassi
l’è freggia d’inverno, è fredda d’inverno,
co’i mur che se lassen andaa, con i muri che si lasciano andare
ma la cros del Signor ma la croce del Signore
la te manda calor. ti manda calore
Nott e dì gh’è semper ‘vèrt Notte e giorno è sempre aperto
a la gesa di lusert, alla chiesa delle lucertole
lì ghe prega la povera gent, è lì che prega la povera gente
senza cà, senza nient. senza casa e senza niente
Famm la grazia anca a mi, Fai la grazia anche a me
che son pover come ti, che sono povero come te
ti tel see che son senza pretes, tu lo sai che sono senza pretese
scusom tant se hoo pregaa in milanes. scusami tanto se ho pregato in milanese
Quand l’è primavera Quando arriva la primavera
e in de l’aria l’è teved el so’, e nell’aria vedi il sole
caccen dent el crapin mettono dentro la testina
e stan li a curiosà, e stanno lì a curiosare
la famiglia luserta: la famiglia delle lucertole:
i fiolin con la mamma e’l papà i piccoli con la mamma e il papà
li de sott de la cros lì sotto la croce
preghen forsi anca lor pregano forse anche loro

Cippo di confine

Facciata oratorio

https://sites.google.com/site/sanprotasolorenteggio/

La Chiesa è in via Lorenteggio 31, ci passa vicino il tram 14 che potete prendere ,eventualmente, in Piazza Duomo

È proprio un 48!

Quante volte ci sarà capitato di sentire questa espressione? Qui a Milano la usiamo spesso per indicare una situazione di caos assoluto, come quella vissuta durante le V giornate di Milano dal 18 al 22 marzo 1848

Quello che vedete in foto è un angolo di palazzo tra corso Venezia e via della Spiga. Mostra ancora i colpi delle cannonate ricevute dagli austriaci durante le V giornate appunto, così come si può leggere anche sull’iscrizione.

Un tesoro nascosto: Palazzo Bolagnos Visconti

Oggi voglio portarvi con me a conoscere Palazzo Bolagnos Visconti, un palazzo normalmente chiuso in via Cino del Duca. Era una vita che cercavo una visita guidata per riuscire a entrare a vedere la sala da ballo, che tanto mi incuriosiva, e finalmente a fine gennaio ci sono riuscita.

La storia del palazzo è abbastanza lunga: venne fatto costruire nel 1710 da Giuseppe Bolagnos di Oviedo che giunse in Italia al seguito del re Carlo VI. Benché fosse un nobile molto importante in Spagna, per entrare nel patriziato milanese doveva essere proprietario di un palazzo. La dinastia, purtroppo, fu molto corta e alla morte del figlio, il palazzo passò all’Ospedale Maggiore che lo vendette.

La proprietà passò poi ai marchesi Viani di Pallanza e in seguito all’artigiano Finelli, figura molto importante per la storia di Milano. Fondò la manifattura San Cristoforo per la lavorazione della ceramica: quando la società andò in liquidazione dovette cedere all’imprenditore svizzero Giulio Richard.

E siamo quindi ai primi del 900 quando il palazzo venne rivenduto a Uberto Visconti di Modrone: imprenditore tessile, mecenate, senatore. L’idea è quella di ricreare i fasti di un palazzo del 700 e pertanto viene affidato il compito al famoso architetto Campanini. È in questa occasione che sulla facciata viene apposto il simbolo del biscione. Quindi, tutto quello che vedremo oggi è un rifacimento novecentesco alla moda del settecento, molto in voga a Milano agli inizi del secolo scorso.

Siamo pronti per entrare? Si possono visitare diverse sale, ognuna con la propria caratteristica: c’è la sala piccola con gli stucchi dorati, la sala con la specchiera originale del 700, la sala della nobildonna con le cineserie nei sovrapporta, così come era in voga all’epoca e la sala della presidenza con il ritratto del primo proprietario.

Ma come vi dicevo, io sono entrata qui esclusivamente per lustrarmi gli occhi con la sfarzosa sala da ballo. Il pavimento è bellissimo: è a mosaico e disegna un bordo che rispecchia l’andamento del soffitto. Le pareti e il soffitto appunto sono riccamente decorati. Alle pareti sono apposte anche delle tele settecentesche che ricordano la pittura tiepolesca e rappresentano i trionfi e i banchetti biblici. Al di sopra delle tele ci sono dei balconcini per l’orchestra: quegli agli angoli sono agibili mentre gli altri sono dipinti. Ovviamente il soffitto rappresenta il trionfo della famiglia Visconti e sono rappresentati, tra gli altri, degli angeli che sollevano al cielo lo stemma di famiglia.

 

Piccola curiosità: il borgo di Grazzano Visconti in provincia di Piacenza, che a me è sempre sembrato piuttosto finto, in realtà è stato ristrutturato in stile neo medievale sempre dall’architetto Campanini per volere della famiglia Visconti di Modrone. Ai primi dei 900 due erano gli stili che andavano di moda tra le famiglie ricche dell’epoca, e i Visconti di Modrone hanno affidato l’incarico all’architetto per rendere “alla moda” entrambe le loro proprietà.

Metropolitana 1 rossa fermata San Babila

Il tredesin de marz: l’inizio della primavera

Il tredezin de marz è una festa di origine celtica ancora oggi è molto sentita soprattutto nella zona di porta Romana. Camminando per le vie Crema, Piacenza e Giulio Romano, durante la festa, potrete notare le bancarelle di fiori, piante e arredi per giardino. Con il tredesin de marz si festeggia ufficialmente l’inizio della primavera.

La leggenda racconta che nel 52 d.c San Barnaba predicò il vangelo in una radura appena fuori Milano. A quel tempo la nostra città era ancora pagana e ricca di tradizioni celtiche. Pare che i cittadini fossero riuniti intorno ad una pietra forata con incisi 13 raggi. Bene, San Barnaba picchiò il bastone nella pietra e immediatamente la neve che copriva la città si sciolse lasciando il posto alla primavera. Da questo gesto si fa risalire la diffusione del cristianesimo il 13/03/52

La pietra forata, segnata con tredici scanalature radiali, è un orologio celtico e viene conservato nella chiesa di Santa Maria al Paradiso

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Info: La fermata più vicina per la chiesa di Santa Maria al Paradiso è Crocetta sulla M3 gialla.

Ps: quest’anno il tredezin de mars si festeggia domenica 11 marzo. Potete trovare sul sito del comune di Milano la locandina con gli eventi.

La cucina dei nostri nonni: i mondeghili

Alzi la mano chi di noi non ha mai mangiato le polpette! I mondeghili o polpette nascono con l’intento di non buttare gli avanzi di carne. Mi ricordo quando da piccola aiutavo mia nonna a preparare queste delizie. Gli ingredienti ovviamente variano a seconda di quello che avete avanzato, ma più o meno potrebbero essere questi:

mezzo chilo di carne trita; 2 uova; farina bianca; pane grattugiato; burro; spezie; sale e pepe (mia nonna ci metteva dentro sempre anche la mortadella….)

La preparazione è molto semplice: tritare con la mezza luna la mortadella e gli avanzi di carne, oppure alla carne trita incorporate le uova, il sale, il pepe e le spezie. Amalgamare con cura per una decina di minuti poi ricavare delle pallottole. Passarle nella farina, poi nel pangrattato e poi appiattirle bene. Devono ricordare un po’ la forma degli hamburger per intenderci. Disporre le polpette in una teglia con abbondante burro e friggerle fino a farle dorare per bene.

Buon Appetito!

Un tesoro nascosto: Casa Parravicini

Ci troviamo in via Cino del Duca, proprio dietro a San Babila per intenderci. La casa Parravicini è il secondo palazzo che incontriamo appena entrati: la facciata in mattoni attira subito la mia attenzione.

Da poco ho scoperto che in questo palazzo ha sede la fondazione Carriero, che in questi giorni e fino a giugno, ospita la mostra di arte moderna Sol LeWitt – Between the lines, con ingresso gratuito.

Il portone d’ingresso è bellissimo, così come l’ultimo piano con i soffitti e le pareti decorate. Un piccolo gioiello sconosciuto ai più.

Alla scoperta dei passaggi coperti

Avete presente i passaggi coperti di Parigi? L’ultima volta che sono stata nella capitale francese mi sono spulciata diversi blog e siti alla ricerca dei passaggi imperdibili. Ecco, credo che potremmo fare qualcosa del genere anche a Milano. D’altra parte anche noi ne abbiamo diversi in centro, e chissà quante volte ci siamo passati senza nemmeno farci caso.

Ma che cosa sono i passaggi coperti? Sono delle gallerie coperte, costruite generalmente tra il 1920 e il 1940, con negozi, locali, gallerie d’arte… Potremmo definirle le sorelle minori della nostra galleria Vittorio Emanuele, della quale parleremo un’altra volta.

Io ho provato questo itinerario, ma ovviamente voi potete seguire il giro che volete. Noi partiamo dalla fermata Cordusio della M1 rossa. Sono quasi pronta a partire: scarpe comode e macchina fotografica ok, mi manca solo la caffeina e l’acqua, ma quelle le troverò alla prima galleria!

Eccoci in galleria MERAVIGLI, che unisce via Meravigli con via Gaetano Negri. Quello che attira subito la mia attenzione è il pavimento a mosaico, bellissimo, e la volta in vetro smerigliato. È del 1928 e il direttore dei lavori, Repossi, è una figura molto importante per la belle epoque.  Insieme a Beltrami e Castiglioni costruirà la sede del Corriere della Sera.

 

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IMG_20180225_220947_1118902475.jpgAndiamo poi a fotografare il passaggio CENTRALE che si trova tra via Orefici e via Armorari. Io adoro lo stile liberty, avrete modo di accorgervene mano a mano che pubblicherò! Anche qui troviamo una volta in vetro smerigliato e delle colonne che terminano con decori floreali. Direi che siamo in pieno stile liberty. Il palazzo che ospita questo passaggio è davvero importante. C’è una lapide sulla facciata che ci ricorda che qui venne ricoverato Hemingway nel 1918, quando l’edificio era adibito a ospedale della croce rossa americana. Così nacque la favola vera “Addio alle armi”.

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C’è poi la galleria UNIONE che va da via Mazzini a via Unione. È del 1920 e la trovo davvero molto bella. Mi raccomando, non prendete il braccio che va verso via Torino, secondo me non ne vale la pena.

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Eccoci davanti al teatro dei Filodrammatici, proprio dietro alla Scala. Avete visto che bella facciata liberty? Purtroppo di originale dell’epoca è rimasto solo quello. Milano è stata la città più bombardata d’Italia. Comunque, gli interni sono stati rinnovati negli anni 70 dall’architetto Caccia Dominioni. La galleria FILODRAMMATICI inizia dal teatro e esce dal bellissimo portale in piazzetta Cuccia. Da qui ci dirigiamo verso la chiesa del Manzoni in piazza San Fedele, dove troveremo la prossima galleria e il prossimo fornitore di caffeina!

Siamo arrivati in galleria SAN FEDELE che collega piazza San Fedele con via Ugo Foscolo. Si tratta di una galleria parzialmente nuova. Al suo posto c’era il teatro Manzoni che venne raso al suolo durante la seconda guerra mondiale. Oggi il palazzo è sede di una banca. Si raccontano storie di fantasmi in questo palazzo, ma sicuramente ne riparleremo un’altra volta. Appuntatevelo però!

Adesso ci dobbiamo dirigere verso la galleria CORSO che collega corso Vittorio Emanuele con piazza Beccaria. Una volta questa era la galleria dei cinema e dei teatri. Venne costruita tra il 1926 e il 1935 dall’architetto Pier Giulio Magistretti. Sul lato rivolto verso piazza Beccaria, che è stata appena sistemata, è posta una lapide dal 1990 che ricorda Giovanni D’Anzi, l’autore della canzone mito per ogni milanese! Vi lascio una curiosità in merito: pare che Giovanni D’Anzi, nato a Milano da genitori meridionali, stanco di sentire suonare sempre canzoni napoletane/romane alla fine degli spettacoli negli anni 30, decise di comporre una serenata per la città di Milano, e così nacque “Oh mia bela Madunina

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Proseguiamo il nostro giro andando a vedere la galleria STRASBURGO che unisce corso Europa con via Durini. È opera, anche questa, dell’architetto Caccia Dominioni, mentre il mosaico del pavimento, intitolato “Il segreto dell’assoluto” è dello scultore Samaini. Io trovo che il pavimento sia molto bello, così come il lucernario ellittico in vetro cemento, che però sta subendo restauri. Io mi sono lustrata gli occhi con le belle vetrine presenti in questa galleria.

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Che ora abbiamo fatto? Abbiamo tempo per un buon aperitivo in un locale storico? D’altra parte ci troviamo in galleria SAN BABILA, è impossibile non entrare al GIN ROSA. La galleria collega corso Europa con piazzetta Giordano. È stata costruita tra il 1939 e il 1948 e come vi dicevo poco fa, ospita al proprio interno, praticamente da sempre, lo storico locale del Gin Rosa che è nato addirittura nel 1820 con il nome di Bottiglieria del Leone.

Ok adesso che ci siamo riposati un attimo possiamo andare a conoscere le ultime tre che ci mancano. La prima che incontriamo è la galleria DEL TORO che si trova tra corso Vittorio Emanuele e corso Matteotti, dall’altra parte della piazza San Babila. È stata costruita tra il 1935 e il 1939 e venne ricavata all’interno del palazzo della compagnia anonima assicurazioni di Torino da cui prende il nome. Sul braccio principale c’è un grosso toro bronzeo mentre sulle pareti di fronte ci sono due mosaici che rappresentano l’allegoria delle città di Milano e Torino e delle belle lampade decò. Il progetto della galleria è dell’architetto Lancia. Questa galleria nasce sulle ceneri della vecchia De Cristoforis che è stata la più antica di Milano. Siamo nel 1832, 35 anni prima della galleria Vittorio Emanuele. Doveva essere grandiosa con la copertura in vetro illuminata dalle lampade a olio. Pare che per l’inaugurazione fosse presente anche il viceré. Quando i milanesi videro la galleria Vittorio Emanuele questa venne soprannominata “galeria vegia” (galleria vecchia). Rimase in funzione fino al 1935 quando venne abbattuta. Quindi, quando su corso Vittorio Emanuele troverete galleria De Cristoforis, sappiate che non è quella originale, ha solo il nome che ne ricorda i fasti.

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Entriamo adesso in via Montenapoleone e andiamo alla ricerca del passaggio DEL LATTÈE che collega via Montenapoleone con via Bigli. Questo ho fatto veramente fatica a trovarlo. Non so quante volte ci sono passata davanti senza accorgermene. Si trova al numero 25! E’ uno dei passaggi più antichi e contemporaneamente più moderni della città. Si tratta di un vicolo che è stato creato dopo i bombardamenti del 1943. Come potete vedere dalla foto qui sotto riportata, uno dei due muri è in mattoni: si tratta del fianco della chiesa di San Donnino alla Mazza eretta alla fine dell’XI secolo la cui parrocchia fu soppressa nel 1787 e la chiesa demolita nel 1830. Questo muro fu scoperto nel 1958 così come riporta la lapide sulla parete.

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L’ultima tappa del nostro giro è tra via Manzoni e via Borgospesso, dove troviamo la galleria MANZONI. Come sempre sono rimasta colpita dalla pavimentazione in marmo policromo e dal pilastro all’ingresso della galleria opera di Gino Oliva. C’è una sua opera anche sul soffitto. Questa galleria è nata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Come abbiamo già detto, il teatro Manzoni venne raso al suolo dalle bombe e con la ricostruzione si decise di spostarlo nell’attuale omonima via, affiancando all’attività teatrale anche un cinema. Se potete, entrate nel teatro e date un occhio alle maniglie delle porte, alla statua di bronzo del dio Apollo e del mosaico in fondo alla sala. In questo momento la galleria non è messa molto bene, è un peccato perché il passato è stato glorioso.

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Ecco, queste sono quelle che ho girato io, ce ne sono altre sparse per il centro. Qualcuna è più nascosta, qualche altra davanti agli occhi di tutti.

Per questa volta vi lascio qui. Potete prendere la metropolitana linea3 gialla in Montenapoleone, oppure avventurarvi alla ricerca delle altre.  Mi raccomando, fatemi sapere se le trovate che così aggiorniamo il tour!