Le pietre d’inciampo

Sabato 27 gennaio sarà la giornata europea della memoria. Trovo doveroso che i ragazzi conoscano quello che è successo, che gli adulti non dimentichino quello che è stato.

Milano, da un paio di anni a questa parte, ha finalmente anche lei le sue pietre d’inciampo. La prima pietra posata è quella in corso Magenta 55, davanti all’abitazione di Alberto Segre, deportato a Mauthausen nel 1944 e assassinato il 2 aprile 1945

Quest’anno altre 26 pietre sono state poste davanti a 18 luoghi diversi.

Ma chi è che ha avuto l’iniziativa? Si tratta dell’artista berlinese Gunter Demning.

Che cosa sono? Sono sampietrini coperti di ottone con i dati identificativi della persona che si vuole ricordare, davanti ad uno degli ultimi luoghi frequentati

L’obiettivo è quello di inciampare in queste pietre e fermarsi un momento a pensare, non dimenticare quello che è accaduto. Non perdere la memoria.

Per saperne di più potete guardare il sito del sig Demning http://www.stolpersteine.eu/en/home/

E il sito del comune di Milano per avere indicazioni sulla giornata della memoria 2018: https://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/st/Milano_memoria/Eventi2018/Giornatadellamemoria2018/ultimo_pietre_inciampo

La cucina dei nostri nonni: risott giald

Eccoci qua con il tradizionale risotto alla milanese. Quando vogliamo proprio esagerare, che abbiamo ospiti a pranzo non di Milano, ci piace andare a predere tutti questi ingredienti e cucinare il tradizionale risotto giallo, il risotto alla milanese.

Certo non è una delle ricette più leggere, ma chi l’ha mangiato l’ha sempre trovato gustoso. Vi lascio gli ingredienti, poi magari valutate un po’ ad occhio le quantità, se vi sembrano eccessive!

Ingredienti: mezzo chilo di riso; 2 etti di burro; 3 etti di midollo di bue; 1 bicchiere di vino bianco secco; 1 cipolla; 2 bustine di zafferano; 2 litri di brodo; sale e pepe; grana padano grattugiato

Preparazione: far soffriggere con poco burro una cipolla tritata finemente, quindi aggiungere i 3 etti di midollo di bue e un pizzico di pepe. Insaporire, bagnare con il vino e alzare la fiamma lasciando evaporare. Aggiungere quindi mezzo chilo di riso, il sale e insaporire il tutto rimestando con cura. A questo punto aggiungere un paio di mestolate di brodo e portate a cottura , aggiungendo brodo mano a mano. Nell’ultima mestolata di brodo, sciogliere 2 bustine di zafferano, quindi rimestate e lasciate rapprendere spegnendo il fuoco. Incorporate un etto di burro e abbondante grana padano grattugiato, rimestate ancora e servite

Buon appetito!

Sulle tracce di Leonardo

Ho pensato che potremmo iniziare questo percorso sulle tracce di Leonardo dal Museo della Scienza e della Tecnologia. Il museo è molto grande e ci sono davvero tantissimi settori da vedere. Ci sono stata con i miei nipoti qualche sabato fa per entrare nel sottomarino Toti; loro però sono rimasti entusiasti dal lungo corridoio delle macchine disegnate da Leonardo. Si tratta di modellini in legno che riproducono i progetti che il maestro ci ha lasciato nei vari codici. Li abbiamo fotografati tutti!

Usciti dal museo direi che possiamo incamminarci verso il refettorio di Santa Maria delle Grazie per vedere il Cenacolo e la dirimpettaia vigna. Beh, del Cenacolo che cosa dobbiamo dire? È un miracolo che sia arrivato ai giorni nostri. Il mio suggerimento è di entrarci con una visita guidata che vi spieghi bene il periodo storico, la scelta della tecnica e la fortuna che abbiamo avuto nel superare la guerra mondiale (non dimentichiamoci che Milano è stata la città italiana più bombardata).

Vi lascio solo un paio di curiosità in merito, qualora non vi capitasse la mia guida.

Il dipinto si basa sul vangelo di Giovanni nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno degli apostoli. “in verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. È a questo punto che Leonardo ambienta la scena. Gesù e gli apostoli sono rappresentati tutti dallo stesso lato della tavola e le figure rappresentate sono a gruppi di tre. Goethe durante un suo soggiorno in Italia disse che solo un italiano avrebbe potuto dipingere una cosa del genere, con tutto quel movimento di mani, teste, espressioni! Se nessuno dovesse dirvelo, quando siete nel refettorio, mettetevi circa al centro e inginocchiatevi: questa è la visuale che avevano i frati ai tempi di Leonardo, ne resterete sorpresi, prende tutta un’altra piega.

Cenacolo Vinciano con firma.jpg

Bene, adesso usciamo e andiamo a vedere la vigna di Leonardo presso la Casa degli Atellani che è stata aperta nel 2015 grazie a Expo. Si racconta che nel 1499 Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci una vigna da 16 pertiche situata nei campi della vigna di San Vittore. Ludovico il Moro non aveva ancora pagato il Cenacolo e continuava a ricevere solleciti da Leonardo, pertanto pensò che questo era il modo migliore per liberarsi dalle lettere di sollecito. La storia della vigna attraverso i secoli è lunga, dobbiamo ringraziare Luca Beltrami e i suoi studi sui documenti dell’epoca se abbiamo indicazioni precise. Confinava con i terreni del monastero di San Girolamo e comprendeva un pezzo del giardino degli Atellani. Basandosi su questi dati sono iniziati i lavori per riportarla alla luce.

Vigna_Casa degli Atellani con firma.jpg

Dopo aver visto queste tre opere ci possiamo dirigere verso il Castello Sforzesco, passando per piazza Cadorna. Sono due le opere custodite: il quaderno degli appunti scritto da Leonardo nel suo primo soggiorno a Milano, e la sala delle Asse. Il primo come dicevamo, è il codice Trivulziano conservato nella Biblioteca Trivulziana mentre sulla seconda….beh… ne sapremo di più penso a inizio 2019 quando finalmente dovrebbe aprire al pubblico. Si tratta di una sala dove gli Sforza ospitavano gli ambasciatori. La fecero affrescare da Leonardo che dipinse sul soffitto rami, foglie, corde. Quando poi Milano passò sotto i francesi la sala fu adibita a stalla e fu imbiancata. I lavori sono in corso, sono iniziati grazie a Expo.

Castello con firma.jpg

Oramai siano in Cairoli, possiamo pensare di prendere la metropolitana lilla e dirigerci a vedere il Cavallo di Leonardo all’ippodromo. La statua è ispirata ai calcoli di Leonardo: l’idea era quella di costruire la statua equestre più grande al mondo. Le cose andarono diversamente, Milano passò sotto i francesi e Leonardo lasciò il granducato. Alla fine degli anni 70 un ex pilota americano, amante di Leonardo da Vinci, lesse la storia di quest’opera mai compiuta e decise di raccogliere fondi per riuscire a costruirlo e donarlo alla città di Milano come ringraziamento per aver fatto lavorare Leonardo. L’opera si trova nel cortile dell’ippodromo dalla fine degli anni 90.

Cavallo di Leonardo con firma

Per adesso vi saluto qui, ci rivedremo presto per scoprire altre curiosità di Leonardo in giro per la città.

Informazioni pratiche:

  • Il museo della scienza e della tecnologia si trova sulla metro verde fermata Sant’Ambrogio.
  • Il Cenacolo e la casa degli Atellani li trovate sulla metro rossa, fermata Conciliazione
  • Il Castello Sforzesco, metro rossa fermata Cadorna e Cairoli Castello
  • Il Cavallo di Leonardo metro lilla fermata San Siro Stadio

Se invece volete sapere con chi ho fatto le mie visite guidate al cenacolo, scrivetemi che vi do i riferimenti 🙂

 

Andiamo a bere al drago verde?

Uno dei simboli di Milano sono sicuramente le fontanelle dell’acqua potabile sparse per la città.
Le chiamiamo vedovelle o draghi verdi: sono in ghisa e dipinte di verde scuro, riportano lo stemma del comune e sulla cima hanno una grossa pigna. Alla base hanno una bacinella per raccogliere l’acqua e probabilmente serviva per far abbeverare gli animali.

Si chiamano vedovelle perchè dal rubinetto sgorga incessantemente un filo d’acqua e pertanto ricordano il pianto delle vedove. Invece il nome drago verde deriva dal fatto che il rubinetto è in ottone a forma di drago.

La leggenda narra che la prima vedovella sia quella istallata in piazza della Scala verso la fine degli anni Venti del ‘900 (foto a sinistra). E’ l’unica realizzata in ottone dorato ed è incorniciata da una greca in mosaico e fu disegnata dall’architetto Luca Beltrami.

Qui sotto vi lascio in link se volete vedere dove sono posizionate le fontanelle in città
https://www.fontanelle.org/Mappa-Fontanelle-Milano-Lombardia.aspx

 

I tre mercanti di neve

Il calendario delle tradizioni milanesi, dopo la befana e prima dei giorni della merla, prevedrebbe l’arrivo dei 3 mercanti di neve.

Oggi è San Mauro per l’appunto, il primo dei tre, poi ci sono Sant’Antonio il 17 e San Sebastiano il 20. Il proverbio milanese dice così: “San Mául, un fréc dal diául, sant’Antóni, un fréc da demóni e san Sebastiän, un fréc da cän” (San Mauro, un freddo del diavolo; sant’Antonio, un freddo da demonio; san Sebastiano, un freddo da cani). Passati i 3 mercanti della neve, si era fuori dall’inverno e ci si avvicinava alla primavera.

Sant’Antonio è ancora festeggiato a Milano e provincia. Si accendono i falò, si fanno fiere e sagre, e c’è ancora la benedizione degli animali. I falò, come sempre, sono carichi di significati. Si dice che Sant’Antonio fosse sceso all’inferno per riscaldarsi e rubare un tizzone acceso al diavolo da portare agli uomini: da qui è diventato protettore contro i pericoli degli incendi.

Anche quest’anno, come da una quindicina di anni a questa parte, alla cascina biblioteca in via Casoria a Milano, ci sarà la festa in onore di Sant’Antonio: la festa ha inizio alle 20 con la benedizione degli animali e prosegue alle 20:30 con l’accensione del fuoco, simbolo del prossimo risveglio della natura.

Ambrogio e i battisteri

Duomo con firma.jpg

Oggi vi vorrei far scoprire che cosa si nasconde sotto la pavimentazione del Duomo di Milano. Si, proprio sotto! Chissà quante volte ci sarà capitato di attraversare di corsa la piazza, facendo attenzione a schivare i piccioni, i turisti con le macchine fotografiche, e magari dando un’occhiata veloce alla Madonnina.

Invece mi chiedo, e vi chiedo, avete mai fatto caso che sul sagrato del Duomo ci sono dei solchi? È la pianta del battistero di San Giovanni alle fonti!

I resti sono “spuntati” la prima volta negli anni 60, durante la costruzione della linea rossa della metropolitana. Per accedere bisogna fare il biglietto e entrare nel Duomo. Pochi gradini e sembra di essere lontano anni luce dalla piazza e dalla modernità.

L’area è appena stata sistemata, si vedono delle tombe, i resti di Santa Tecla e poi lei: la vasca ottagonale. Doveva essere bellissimo all’epoca di Ambrogio: probabilmente c’erano dei marmi alle pareti e il pavimento era a mosaico bianco e nero. La pavimentazione della vasca doveva essere anch’essa a mosaico ma in verde e oro mentre la volta doveva essere blu. L’acqua pulita zampillava costantemente 365 giorni all’anno. Qui, in questo battistero, Ambrogio battezzò Agostino.

Battistero San Giovanni alle fonti

C’è poi un secondo battistero vicinissimo al Duomo. Chissà quante volte ci siete passati accanto e non ci avete nemmeno fatto caso. Eppure è lì dal IV secolo! Si trova proprio all’ingresso della salita alle terrazze con l’ascensore. Passati tutti i controlli, giratevi a sinistra. L’avete visto vero? Si tratta del battistero di Santo Stefano alle fonti.

La vasca è ancora ben conservata, si pensa che il pavimento fosse decorato con una croce e le pareti coperte da marmi bianchi. Dalle colonne forate scendeva l’acqua zampillante e probabilmente Ambrogio fu battezzato qui il 30 novembre del 374, prima di diventare vescovo il 07 dicembre del medesimo anno.

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Bene, abbiamo scoperto dove si trovano gli antichi battisteri, ma la metropolitana ci svela altri segreti: nel mezzanino della M1 possiamo trovare i resti dell’antica basilica distrutta di Santa Tecla. Grazie a Expo anche questa zona è stata sistemata e ripulita e pertanto possiamo ammirare un tratto della pavimentazione e dei mosaici.

Basilica di Santa Tecla

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Sotto alla metropolitana, sempre in Duomo, si può vedere anche un rifugio antiaereo della guerra mondiale, ma quello è un altro argomento (che mi sta molto a cuore) e del quale parleremo più avanti.

Info: ovviamente metro M1/M3 rossa e gialla fermata Duomo!

Buone scoperte

Vecchie contrade in centro

Quest’autunno camminavo per il centro con il naso all’insù e mi sono imbattuta in questa iscrizione che ha attirato subito la mia attenzione: click foto. Oramai sono schiava delle fotografie!
Comunque mi trovavo in via S. Maurizio che attualmente collega Via Torino con P.le Borromeo.
Fino all’epoca austriaca questa via era divisa in due contrade: S. Ambrogio alla Palla e San Maurilio.
Le due iscrizioni originali sono ancora al loro posto.

Lo so, non è niente di che ma, prestate attenzione quando siete in giro, soprattutto in centro: la città ha un sacco di cose da raccontarci se solo la stiamo a sentire.

La cucina dei nostri nonni: minestra di riso e prezzemolo

Ho pensato che potrebbe essere una cosa carina, magari un paio di volte al mese, scrivere qualche ricetta meneghina che facevano e mangiavano i nostri nonni e che magari per tempo, difficoltà di reperimento degli ingredienti, moda o altro si sono un po’ perse.

Visto il periodo di bagordi appena passato direi di partire con “una roba un po’ leggera” e quindi con la minestra di riso e prezzemolo.

Gli ingredienti sono: 1 mazzetto di prezzemolo, 2 etti di riso, erba salvia (come si diceva una volta), 2 litri di brodo, grana padano grattugiato.

La preparazione è semplice: portare a ebollizione due litri di brodo, “calare” due etti di riso e cuocere al dente. Nel contempo pulire e sminuzzare con la mezzaluna sia il prezzemolo che la salvia. Incorporare quindi il pesto di salvia e prezzemolo alla minestra di riso, spegnere il fuoco e servire in tavola con abbondante grana padano grattugiato

Un tesoro nascosto: la residenza Vignale

Giovedì era una bellissima giornata di sole a Milano e ho avuto l’opportunità, finalmente, di entrare alla residenza Vignale che si trova in via Enrico Toti al numero 2 (Fermata Conciliazione M1 rossa). Di solito è chiusa al pubblico, viene aperta solamente per eventi, congressi.

Si racconta, in quanto non ci sono indicazioni precise, che fosse di proprietà di un principe austriaco che fece costruire il palazzo perchè innamorato di una donna milanese. Siamo nei primi del 900 e la facciata è in puro stile liberty, ci sono dei giovinetti in cemento che sorreggono un balcone.

Facciata

Le stanze sono arredate con arazzi, specchiere, console, applique. I pavimenti in parquet e i soffitti decorati a passasotto, tipici di inizio 900, sono originali.

AtrioStanza OroStanza RosaStanza Rossa

Usciti dalla residenza e trovandoci in centro possiamo decidere di andare a fare un giro in Santa Maria delle Grazie che si trova a due passi o se, come me amate il liberty, la zona non vi deluderà sicuramente.

Io invece, ne ho approfittato per assaggiare finalmente gli éclair di Christophe Adam che ha appena aperto un suo punto vendita in piazzale Baracca: quello al burro salato è il mio preferito! 🙂

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Costruiamo il Duomo a uf?

Entrando nel Duomo di Milano i nostri occhi sono abituati a guardare dovunque: ci sono le vetrate, il pavimento, le altissime colonne, e poi lì sul muro a destra c’è questa piccola pietra incastonata nella parete. Indica l’anno di nascita del nostro Duomo.

Che cosa vi posso raccontare che già non si sappia? Praticamente niente, forse solo qualche curiosità: la cava di marmo si trova oggi in Piemonte. Dico oggi perchè nel 1386 quello era granducato di Milano! Gian Galeazzo Visconti decise, diversamente dalla maggior parte delle chiese a Milano che erano in mattoni, di usare questo bel marmo rosato. I blocchi di marmo venivano trasportati dal fiume Toce fino a Milano attraverso il sistema dei navigli e ogni blocco era marchiato con la sigla AUF (ad usum fabricae) e pertanto non pagavano i dazi.

In milanese si usa ancora oggi l’espressione “a uf” oppure “a ufo” per indicare qualcosa gratis o a sbafo.