Il tredesin de marz: l’inizio della primavera

Il tredezin de marz è una festa di origine celtica ancora oggi è molto sentita soprattutto nella zona di porta Romana. Camminando per le vie Crema, Piacenza e Giulio Romano, durante la festa, potrete notare le bancarelle di fiori, piante e arredi per giardino. Con il tredesin de marz si festeggia ufficialmente l’inizio della primavera.

La leggenda racconta che nel 52 d.c San Barnaba predicò il vangelo in una radura appena fuori Milano. A quel tempo la nostra città era ancora pagana e ricca di tradizioni celtiche. Pare che i cittadini fossero riuniti intorno ad una pietra forata con incisi 13 raggi. Bene, San Barnaba picchiò il bastone nella pietra e immediatamente la neve che copriva la città si sciolse lasciando il posto alla primavera. Da questo gesto si fa risalire la diffusione del cristianesimo il 13/03/52

La pietra forata, segnata con tredici scanalature radiali, è un orologio celtico e viene conservato nella chiesa di Santa Maria al Paradiso

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Info: La fermata più vicina per la chiesa di Santa Maria al Paradiso è Crocetta sulla M3 gialla.

Ps: quest’anno il tredezin de mars si festeggia domenica 11 marzo. Potete trovare sul sito del comune di Milano la locandina con gli eventi.

Il biscione, simbolo di Milano…e non solo!

Quando parliamo di Milano, anche su questo blog, usiamo sempre le parole nascosta, segreta, da scoprire e via di questo passo. Mi sono accorta che dopo due mesi non vi ho ancora raccontato del simbolo di Milano: il biscione!

Potete trovare questo simbolo un po’ dappertutto. Questo l’ho fotografato ad esempio sul Palazzo Arcivescovile, altri li potete trovare in stazione centrale, al Castello Sforzesco, in Santa Maria delle Grazie…

Come spesso accade, ci sono diverse leggende che spiegano da dove arriva questo biscione e perchè ha in bocca un bambino, ma tutte partono dai Visconti. Ve ne lascio qualcuna, scegliete voi quella che più vi aggrada! Tenete presente che se trovate rappresentato il biscione che tiene tra le fauci un bambino scuro si crede nella tradizione 1 mentre se il bambino è bianco la tradizione alla quale si riferisce è la 2

  1. Ottone Visconti, durante la prima crociata in Terra Santa, sconfisse un saraceno che aveva uno scudo dove era rappresentato un drago che divorava un uomo. Per tradizione riportò in patria l’armatura e pare che sia la rappresentazione del mondo cristiano (biscione azzurro) che mangia l’uomo rosso (il saraceno).
  2. Il drago Tarantasio abitava nel lago Gerundo che si trovava tra Milano e l’Adda. Amava cibarsi di bambini fintantoche non fu sconfitto da un cavaliere della famiglia Visconti che poi adottò come simbolo il drago con il bambino in bocca.
  3. Siamo nei primi anni del 300 e Azzone Visconti si era accampato nei pressi di Pisa. Non si accorse che una vipera si era infilata nel suo elmo ma quando lo indossò la stessa sgusciò fuori senza morderlo.

 

Il biscione è stato poi inserito nei simboli dell’Alfa Romeo, dell’Inter e  di Canale 5.

Il carnevale ambrosiano

La festa del carnevale l’ho sempre vissuta ben poco. Forse perché da bambina non ho mai potuto mascherarmi molto e quindi sono rimasta sempre un po’ fuori dal giro. Ricordo che una volta mi vestii da clown mi pare, mi fece il vestito una cara amica di famiglia e un’altra volta da odalisca….di rosa…e questo è l’unico vestito di carnevale che mi abbiano mai comprato i miei genitori.

Trovo che sia simpatico vedere in giro i bimbetti mascherati da ape, da coccinella, da fatina, principessa….ma avete notato che praticamente nessuno si veste più con le maschere tradizionali? Eppure il carnevale ha una storia antichissima. Le maschere ufficiali di Milano sono Meneghin e La Cecca. Ma chi sono questi due e da dove arrivano?

Meneghin, sta per Domenico e incarna perfettamente lo spirito dei milanesi. E’ un servo devoto e ligio agli ordini ma è intollerante a qualsiasi sopruso. Sempre allegro, “attacca bottone con tutti” (traduzione in italiano: parla con tutti), è sempre in movimento, schietto e diretto. Si tratta di una maschera popolare già nota nel 600 che viene portata al successo da Carlo Maria Maggi. L’abito è un po’ laborioso: ha una giacca lunga rossiccia e marrone, i pantaloni verdi sopra il ginocchio e calze a righe rosse e bianche. Sotto la giacca una camicia gialla e un fazzoletto intorno al collo. Scarpe marroni per non farci mancare niente! Ah già, in testa un cappello a tre punte…

La Cecca invece è il diminutivo di Francesca ed è la moglie di Meneghin: aiuta il marito come può, si occupa della casa e fa quadrare il bilancio familiare senza mai finire in rosso. È creativa, estremamente operosa, è allegra e di buona volontà.

A differenza di altre maschere Meneghin e Cecca hanno il viso scoperto simbolo di onestà d’animo.

Come forse saprete, il carnevale ambrosiano inizia quando quello delle altre città italiane è già finito. Questo perché nella diocesi di Milano si celebra appunto il rito ambrosiano, che è diverso da quello romano. Nel caso specifico nella nostra diocesi l’inizio della Quaresima non è il mercoledì delle ceneri, ma la domenica dopo.

La tradizione vuole che sia stato Sant’Ambrogio a spostarne l’inizio. Si racconta che fosse partito per un pellegrinaggio dicendo che sarebbe rientrato in tempo per dare inizio alla Quaresima. Per qualche intoppo rientrò a Milano in ritardo ma i cittadini lo aspettarono comunque e quindi vennero spostate di 4 giorni le festività.

Quindi, la data ufficiale di inizio del carnevale è domani 13 febbraio, martedì grasso e si concluderà sabato 17 febbraio, sabato grasso. L’evento clou del carnevale, sarà come sempre, la sfilata dei carri in programma per sabato. Il tema di quest’anno sono gli insetti.

Quali sono i dolci della tradizione? Ovviamente chiacchiere e tortelli, ma di quelli troverete le ricette mercoledì!

Il negozio Benetton

Alzi la mano chi non è passato qualche volta davanti a questo negozio Benetton in corso Buenos Aires e non abbia guardato stupito la facciata. Magari, come me, vi siete chiesti come mai sia così diversa da tutti gli altri palazzi sul corso…ebbene, si tratta di un’ex polveriera austriaca!

Il palazzo è stato costruito dagli austriaci intorno agli anni 30 del 1800. Per diverso tempo fu utilizzato come magazzino per le divise e quanto in uso al reparto cavalleria che era di stanza al Lazzaretto. Poi, con l’unità d’Italia, perdendo la sua funzione è diventato prima abitazione e poi negozio.

 

La Candelora

Venerdì 02 febbraio si festeggia la Candelora e segna il passaggio dall’inverno alla primavera. Nella tradizione popolare c’è un famoso detto che recita: “quando vien la Candelora dall’inverno siamo fora ma se piove o tira vento de l’inverno siamo dentro” ad indicare appunto come si evolverà il mese di febbraio in merito alle condizioni atmosferiche e quindi ai lavori nei campi.

La tradizione milanese vuole che venerdi 2 alle ore 17.30, avvenga la consueta processione tra le navate del Duomo dell’icona della Madonna dell’Idea.

La Madonna dell’Idea è una piccola tavola attribuita a Michelino da Besozzo che rappresenta da un lato la Madonna in trono e dall’altro lato la presentazione di Gesù al tempio.

Ci sono diverse ipotesi per spiegare il motivo del nome Idea, quella più accreditata arriva da riti pagani legati a Cibele (Magna Mater Idea) che si svolgevano alla fine dell’inverno per invocare la rinascita primaverile della terra.

Per la tradizione celtica questa festa si chiama Inbolc e rappresenta una porta tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera. Le giornate iniziano ad allungarsi. Le donne si riunivano e accendevano dei falò. La pianta sacra è il bucaneve e il colore è il bianco. Il rituale da seguire è molto semplice: accendere delle candele bianche.

Ps: Se volete vedere la Madonna dell’Idea dovete andare al Museo del Duomo dov’è normalmente conservata.

I tri dì de la merla

Eccoci, come promesso, a raccontare di altre leggende. Siamo a fine mese e per tutti i milanesi questi sono i giorni della merla. Ricordo di aver studiato questa storia ancora in prima elementare, non immaginavo certo che mi sarei trovata a raccontarvela su un blog di Milano!

Dunque 29, 30 e 31 gennaio sono teoricamente i giorni più freddi dell’anno. Sappiamo che da un po’ di anni non è più così ma, la tradizione parla chiaro!

La leggenda racconta che una famiglia di merli bianchi, composta dai genitori e dai 3 figli, fosse arrivata a Milano alla fine dell’estate per sistemarsi sotto una grondaia. Quell’anno l’inverno era particolarmente rigido, c’era una spessa coltre di neve che ammantava i tetti e le strade. Il merlo prese quindi la decisione di lasciare momentaneamente il nido per andare a procurare del cibo per la famiglia.

La merla invece, per proteggere i piccoli, spostò il nido vicino ad un comignolo, in modo da sentire un po’ di tepore. Quando il merlo tornò non riconobbe la famiglia in quanto erano diventati tutti neri a causa del fumo emanato dal comignolo. Anche il merlo si riparò al caldo del camino. Quando, dopo tre giorni, finalmente uscì un raggio di sole la famiglia potè uscire dal riparo. I tre giorni di fine gennaio vengono pertanto detti “tri dì de la merla” e da quella volta tutti i merli nacquero neri.

Andiamo a bere al drago verde?

Uno dei simboli di Milano sono sicuramente le fontanelle dell’acqua potabile sparse per la città.
Le chiamiamo vedovelle o draghi verdi: sono in ghisa e dipinte di verde scuro, riportano lo stemma del comune e sulla cima hanno una grossa pigna. Alla base hanno una bacinella per raccogliere l’acqua e probabilmente serviva per far abbeverare gli animali.

Si chiamano vedovelle perchè dal rubinetto sgorga incessantemente un filo d’acqua e pertanto ricordano il pianto delle vedove. Invece il nome drago verde deriva dal fatto che il rubinetto è in ottone a forma di drago.

La leggenda narra che la prima vedovella sia quella istallata in piazza della Scala verso la fine degli anni Venti del ‘900 (foto a sinistra). E’ l’unica realizzata in ottone dorato ed è incorniciata da una greca in mosaico e fu disegnata dall’architetto Luca Beltrami.

Qui sotto vi lascio in link se volete vedere dove sono posizionate le fontanelle in città
https://www.fontanelle.org/Mappa-Fontanelle-Milano-Lombardia.aspx

 

I tre mercanti di neve

Il calendario delle tradizioni milanesi, dopo la befana e prima dei giorni della merla, prevedrebbe l’arrivo dei 3 mercanti di neve.

Oggi è San Mauro per l’appunto, il primo dei tre, poi ci sono Sant’Antonio il 17 e San Sebastiano il 20. Il proverbio milanese dice così: “San Mául, un fréc dal diául, sant’Antóni, un fréc da demóni e san Sebastiän, un fréc da cän” (San Mauro, un freddo del diavolo; sant’Antonio, un freddo da demonio; san Sebastiano, un freddo da cani). Passati i 3 mercanti della neve, si era fuori dall’inverno e ci si avvicinava alla primavera.

Sant’Antonio è ancora festeggiato a Milano e provincia. Si accendono i falò, si fanno fiere e sagre, e c’è ancora la benedizione degli animali. I falò, come sempre, sono carichi di significati. Si dice che Sant’Antonio fosse sceso all’inferno per riscaldarsi e rubare un tizzone acceso al diavolo da portare agli uomini: da qui è diventato protettore contro i pericoli degli incendi.

Anche quest’anno, come da una quindicina di anni a questa parte, alla cascina biblioteca in via Casoria a Milano, ci sarà la festa in onore di Sant’Antonio: la festa ha inizio alle 20 con la benedizione degli animali e prosegue alle 20:30 con l’accensione del fuoco, simbolo del prossimo risveglio della natura.

Vecchie contrade in centro

Quest’autunno camminavo per il centro con il naso all’insù e mi sono imbattuta in questa iscrizione che ha attirato subito la mia attenzione: click foto. Oramai sono schiava delle fotografie!
Comunque mi trovavo in via S. Maurizio che attualmente collega Via Torino con P.le Borromeo.
Fino all’epoca austriaca questa via era divisa in due contrade: S. Ambrogio alla Palla e San Maurilio.
Le due iscrizioni originali sono ancora al loro posto.

Lo so, non è niente di che ma, prestate attenzione quando siete in giro, soprattutto in centro: la città ha un sacco di cose da raccontarci se solo la stiamo a sentire.

Costruiamo il Duomo a uf?

Entrando nel Duomo di Milano i nostri occhi sono abituati a guardare dovunque: ci sono le vetrate, il pavimento, le altissime colonne, e poi lì sul muro a destra c’è questa piccola pietra incastonata nella parete. Indica l’anno di nascita del nostro Duomo.

Che cosa vi posso raccontare che già non si sappia? Praticamente niente, forse solo qualche curiosità: la cava di marmo si trova oggi in Piemonte. Dico oggi perchè nel 1386 quello era granducato di Milano! Gian Galeazzo Visconti decise, diversamente dalla maggior parte delle chiese a Milano che erano in mattoni, di usare questo bel marmo rosato. I blocchi di marmo venivano trasportati dal fiume Toce fino a Milano attraverso il sistema dei navigli e ogni blocco era marchiato con la sigla AUF (ad usum fabricae) e pertanto non pagavano i dazi.

In milanese si usa ancora oggi l’espressione “a uf” oppure “a ufo” per indicare qualcosa gratis o a sbafo.