Happy Samhain ovvero il capodanno celtico

Mercoledì sarà il 31 ottobre e da qualche anno anche in Italia si festeggia Halloween. A Milano invece sarà Samhain, il capodanno celtico.

Samhain (Capodanno) insieme a Beltienne (Calendimaggio) dividono il calendario celtico in inverno e estate, oscurità e luce.

Lo sappiamo, prima di diventare romana, Milano è stata celtica. Abbiamo diverse leggende e alcuni luoghi che ce lo ricordano: la primavera, il Natale, l’agrifoglio, San Giovanni in Conca…ne abbiamo già parlato con il primo articolo di questo blog a dicembre dello scorso anno, vi ricordate?

Che dire: la leggenda narra che in questa notte il regno degli spiriti e delle fate rimanga aperto e pertanto può essere possibile fare degli incontri…

Se per caso non vi fanno paura i fantasmi, potete dirigervi in una di queste notti in piazza Santo Stefano. Proprio accanto a questa chiesa trovate San Bernardino alle Ossa. È una chiesa antichissima, sorta quando la zona era una realtà cimiteriale. Appena varcata la soglia, dirigetevi verso l’ossario sulla destra. Ecco, le vedete? Migliaia di ossa, femori, tibie e teschi alle pareti, tenute insieme solo da una retina piuttosto fine. Alcune sono state ordinate a formare una croce, altre invece sono tutte mescolate.

Bene, si narra che la notte dei morti, passando accanto si senta clangore di ossa. È il fantasma di una bambina che balla una danza macabra insieme a tutti gli altri morti.

Pertanto, se volete immergervi nella tradizione celtica non vi rimane che mettere una moneta (meglio d’argento) sotto lo zerbino di casa per 30 giorni e raccogliere ghiande da donare agli amici.

Happy Samhain

L’origine di Milano

Questo bassorilievo che rappresenta la scrofa semilanuta è il simbolo di Milano per antonomasia.

Ovviamente, come sempre, esistono diverse leggende in merito. Una delle più accreditate fa risalire la fondazione di Milano al celta Belloveso. Belloveso arrivò in pianura padana in seguito ad un sogno: qui vide una scrofa con un particolare pelo lungo e fondò la città chiamandola Mediolanum (appunto semi-lanuta)

Un’altra leggenda racconta che nel 600 a.c la pianura padana era una zona estremamente paludosa, ricca di ghiande e di cinghiali i quali avevano la particolarità di avere un pelo piuttosto lungo. Il territorio era molto simile alla Gallia Antica. Una tribù di galli celtici intorno al 585 ac si mise in moto dalla loro regione verso questa pianura ricca di cinghiali, vestendone le pelli e appunto chiamandosi medio-lanuti.

Ci sono altre millemila leggende in merito, quello che vi posso dire però è che questo bassorilievo si trova sul Palazzo della Ragione, in Piazza dei Mercanti all’altezza del secondo arco.

Info: Metropolitana M3/M1 fermata Duomo

Il tredesin de marz: l’inizio della primavera

Il tredezin de marz è una festa di origine celtica ancora oggi è molto sentita soprattutto nella zona di porta Romana. Camminando per le vie Crema, Piacenza e Giulio Romano, durante la festa, potrete notare le bancarelle di fiori, piante e arredi per giardino. Con il tredesin de marz si festeggia ufficialmente l’inizio della primavera.

La leggenda racconta che nel 52 d.c San Barnaba predicò il vangelo in una radura appena fuori Milano. A quel tempo la nostra città era ancora pagana e ricca di tradizioni celtiche. Pare che i cittadini fossero riuniti intorno ad una pietra forata con incisi 13 raggi. Bene, San Barnaba picchiò il bastone nella pietra e immediatamente la neve che copriva la città si sciolse lasciando il posto alla primavera. Da questo gesto si fa risalire la diffusione del cristianesimo il 13/03/52

La pietra forata, segnata con tredici scanalature radiali, è un orologio celtico e viene conservato nella chiesa di Santa Maria al Paradiso

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Info: La fermata più vicina per la chiesa di Santa Maria al Paradiso è Crocetta sulla M3 gialla.

Ps: quest’anno il tredezin de mars si festeggia domenica 11 marzo. Potete trovare sul sito del comune di Milano la locandina con gli eventi.

Il carnevale ambrosiano

La festa del carnevale l’ho sempre vissuta ben poco. Forse perché da bambina non ho mai potuto mascherarmi molto e quindi sono rimasta sempre un po’ fuori dal giro. Ricordo che una volta mi vestii da clown mi pare, mi fece il vestito una cara amica di famiglia e un’altra volta da odalisca….di rosa…e questo è l’unico vestito di carnevale che mi abbiano mai comprato i miei genitori.

Trovo che sia simpatico vedere in giro i bimbetti mascherati da ape, da coccinella, da fatina, principessa….ma avete notato che praticamente nessuno si veste più con le maschere tradizionali? Eppure il carnevale ha una storia antichissima. Le maschere ufficiali di Milano sono Meneghin e La Cecca. Ma chi sono questi due e da dove arrivano?

Meneghin, sta per Domenico e incarna perfettamente lo spirito dei milanesi. E’ un servo devoto e ligio agli ordini ma è intollerante a qualsiasi sopruso. Sempre allegro, “attacca bottone con tutti” (traduzione in italiano: parla con tutti), è sempre in movimento, schietto e diretto. Si tratta di una maschera popolare già nota nel 600 che viene portata al successo da Carlo Maria Maggi. L’abito è un po’ laborioso: ha una giacca lunga rossiccia e marrone, i pantaloni verdi sopra il ginocchio e calze a righe rosse e bianche. Sotto la giacca una camicia gialla e un fazzoletto intorno al collo. Scarpe marroni per non farci mancare niente! Ah già, in testa un cappello a tre punte…

La Cecca invece è il diminutivo di Francesca ed è la moglie di Meneghin: aiuta il marito come può, si occupa della casa e fa quadrare il bilancio familiare senza mai finire in rosso. È creativa, estremamente operosa, è allegra e di buona volontà.

A differenza di altre maschere Meneghin e Cecca hanno il viso scoperto simbolo di onestà d’animo.

Come forse saprete, il carnevale ambrosiano inizia quando quello delle altre città italiane è già finito. Questo perché nella diocesi di Milano si celebra appunto il rito ambrosiano, che è diverso da quello romano. Nel caso specifico nella nostra diocesi l’inizio della Quaresima non è il mercoledì delle ceneri, ma la domenica dopo.

La tradizione vuole che sia stato Sant’Ambrogio a spostarne l’inizio. Si racconta che fosse partito per un pellegrinaggio dicendo che sarebbe rientrato in tempo per dare inizio alla Quaresima. Per qualche intoppo rientrò a Milano in ritardo ma i cittadini lo aspettarono comunque e quindi vennero spostate di 4 giorni le festività.

Quindi, la data ufficiale di inizio del carnevale è domani 13 febbraio, martedì grasso e si concluderà sabato 17 febbraio, sabato grasso. L’evento clou del carnevale, sarà come sempre, la sfilata dei carri in programma per sabato. Il tema di quest’anno sono gli insetti.

Quali sono i dolci della tradizione? Ovviamente chiacchiere e tortelli, ma di quelli troverete le ricette mercoledì!

I tri dì de la merla

Eccoci, come promesso, a raccontare di altre leggende. Siamo a fine mese e per tutti i milanesi questi sono i giorni della merla. Ricordo di aver studiato questa storia ancora in prima elementare, non immaginavo certo che mi sarei trovata a raccontarvela su un blog di Milano!

Dunque 29, 30 e 31 gennaio sono teoricamente i giorni più freddi dell’anno. Sappiamo che da un po’ di anni non è più così ma, la tradizione parla chiaro!

La leggenda racconta che una famiglia di merli bianchi, composta dai genitori e dai 3 figli, fosse arrivata a Milano alla fine dell’estate per sistemarsi sotto una grondaia. Quell’anno l’inverno era particolarmente rigido, c’era una spessa coltre di neve che ammantava i tetti e le strade. Il merlo prese quindi la decisione di lasciare momentaneamente il nido per andare a procurare del cibo per la famiglia.

La merla invece, per proteggere i piccoli, spostò il nido vicino ad un comignolo, in modo da sentire un po’ di tepore. Quando il merlo tornò non riconobbe la famiglia in quanto erano diventati tutti neri a causa del fumo emanato dal comignolo. Anche il merlo si riparò al caldo del camino. Quando, dopo tre giorni, finalmente uscì un raggio di sole la famiglia potè uscire dal riparo. I tre giorni di fine gennaio vengono pertanto detti “tri dì de la merla” e da quella volta tutti i merli nacquero neri.

I tre mercanti di neve

Il calendario delle tradizioni milanesi, dopo la befana e prima dei giorni della merla, prevedrebbe l’arrivo dei 3 mercanti di neve.

Oggi è San Mauro per l’appunto, il primo dei tre, poi ci sono Sant’Antonio il 17 e San Sebastiano il 20. Il proverbio milanese dice così: “San Mául, un fréc dal diául, sant’Antóni, un fréc da demóni e san Sebastiän, un fréc da cän” (San Mauro, un freddo del diavolo; sant’Antonio, un freddo da demonio; san Sebastiano, un freddo da cani). Passati i 3 mercanti della neve, si era fuori dall’inverno e ci si avvicinava alla primavera.

Sant’Antonio è ancora festeggiato a Milano e provincia. Si accendono i falò, si fanno fiere e sagre, e c’è ancora la benedizione degli animali. I falò, come sempre, sono carichi di significati. Si dice che Sant’Antonio fosse sceso all’inferno per riscaldarsi e rubare un tizzone acceso al diavolo da portare agli uomini: da qui è diventato protettore contro i pericoli degli incendi.

Anche quest’anno, come da una quindicina di anni a questa parte, alla cascina biblioteca in via Casoria a Milano, ci sarà la festa in onore di Sant’Antonio: la festa ha inizio alle 20 con la benedizione degli animali e prosegue alle 20:30 con l’accensione del fuoco, simbolo del prossimo risveglio della natura.

Il Natale e le sue tradizioni

Oramai con l’accensione dell’albero in piazza Duomo siamo ufficialmente entrati nel periodo natalizio e allora perché non iniziare quest’avventura raccontandovi delle tradizioni del Natale a Milano, del perché si fa l’albero di Natale proprio lì in piazza Duomo, dell’agrifoglio e del panettone. Bene, siamo pronti. Partiamo allora con la Cripta di San Giovanni in Conca. Probabilmente come me ci siete passati accanto un sacco di volte senza farci veramente caso: è lì nello spartitraffico di via Albricci quasi in piazza Missori e da tempo è pronta a raccontarci la sua lunga storia. La leggenda dice che probabilmente si tratta di un mitreo, quindi il luogo dove gli adepti del dio Mitra celebravano le messe.
La chiesa venne poi riedificata tra il IV secolo e il VI secolo, venne distrutta dal Barbarossa nel 1162 e restaurata poi a metà del 200. Fu scelta poi da Bernabò Visconti come chiesa personale e decise di porvi qui il suo monumento funebre che adesso si trova al castello sforzesco. Nel 1500 venne sconsacrata dagli austriaci e definitivamente chiusa dai francesi.San Giovanni in Conca con firma
Però, perché iniziamo da qui il nostro percorso nelle tradizioni del Natale? Beh prima di tutto perché i riti pagani hanno diverse analogie con il cristianesimo: nei vangeli non c’è scritto né il giorno né l’anno di nascita di Cristo. Viene scelto il 25 dicembre perché quel giorno veniva celebrata la nascita di Mitra per i persiani (il sol invictus è la celebrazione del dio Sole), Dioniso per i greci e Orus per gli egizi. Le ore buie erano lunghe mentre le ore di luce molto brevi fino al solstizio, quando quindi la luce inizia a prevalere sulle tenebre e c’è la rinascita della natura. Il Natale è la versione cristiana del trionfo del sole.
Entriamo quindi nella cripta e diamo uno sguardo ai capitelli: hanno impresso un fiore. Si tratta della vescica piscis e si ottiene intersecando due cerchi. Era già noto in India e in Mesopotamia ma viene utilizzato nel cristianesimo quando viene associata la figura di Cristo con il pesce. Se disegniamo la vescica pisces e la allunghiamo un po’ si forma un pesce stilizzato. Ichthys è il nome greco del pesce ma scritto in lettere greche la parola Ichthys è l’acronimo di Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore.
Interno con firmaCapitello con firma
La tradizione dell’albero di Natale è invece nordica: sono stati i celti a lasciarci l’albero di Natale. Loro addobbavano l’abete rosso con dei piccoli frutti, i romani successivamente con dei piccoli rametti, con i cristiani invece si cambia l’albero: dall’abete all’agrifoglio perché ha le spine (simbolo della corona di Cristo) e le bacche rosse (sangue).
Il motivo per il quale viene posizionato sempre più o meno nello stesso posto è perché sembra che quella fosse un’area di culto celtica, un bosco sacro

La tradizione del panettone è invece Viscontea/Sforzesca: ci sono diverse leggende legate a questo dolce ma in realtà si sa che fino alla fine del 700 la politica era molto restrittiva, si poteva utilizzare solo una certa quantità di farine e ingredienti quali la zucca il miele l’uvetta e lo zibibbo. Il privilegio era che sotto Natale si panificava con le farine dei ricchi e questo pane era chiamato pan dei sciuri o pan dei toni.
La ricetta di oggi è di fine 700 sotto Maria Teresa d’Austria. Vengono dati incentivi a panettieri e pasticceri, possono aggiungere burro, frutta candita e uvetta.
Al sig. Motta si deve la forma attuale del panettone, si sa invece che Giuseppe Verdi era amante del panettone della pasticceria Cova.

L’ultima tradizione, sempre legata al panettone riguarda il rito del ceppo di Natale. A Natale ero uso lasciare nel fuoco il ciocco più bello trovato durante l’anno e si faceva bruciare tutta la notte. Si usava per avere premonizioni sulla durata del raccolto, la fertilità degli animali, la durata della vita del capofamiglia. La tradizione prevede di tagliare tre panettoni e metterne da parte una fetta per l’anno nuovo a scopo taumaturgico, fino a San Biagio il 3 di febbraio.