I giardini della GAM

C’è un luogo misterioso proprio in centro a Milano. Chissà quante volte ci siete passati accanto senza poter varcare la soglia. E’ si, il giardino della Gam, in Palestro, è aperto solo ai bambini o agli adulti accompagnati dai bambini.

Il palazzo, sede della Galleria di Arte Moderna, è villa Belgiojoso e venne edificata alla fine del 700 da Pollack per il conte Belgiojoso. Passerà attraverso diversi proprietari fino ai primi anni del 900 quando passò sotto il Demanio comunale, ma della villa parleremo un’altra volta.

Mi preme invece farvi vedere questo giardino segreto, un giardino all’inglese dove semi nascosti dalle fronde degli alberi si possono scorgere antiche rovine o tempietti. Al centro c’è anche un laghetto dedicato ad Amore.

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Il cimitero Monumentale: Amore e Morte

Ciao! Eccomi qua con il primo degli itinerari sul cimitero monumentale. Ci eravamo lasciati al Famedio qualche settimana fa ma ho escluso agosto perchè mi rendo conto che fa davvero troppo caldo girare per il cimitero con questa canicola, anche se piante, panchine e fontanelle non mancano! Io per quest’anno ho abbondantemente dato, quindi eccoci qua oggi. Tutte le tombe che vedremo insieme in questo giro sono tra il 1870 e il 1970.

Pronti? Non vorrei ripetermi ma, mentre l’acqua è disponibile la caffeina ve la dovrete procurare precedentemente e … le scarpe comode ovviamente 😉 Per ogni tomba, monumento che vedremo, vi metterò anche l’indicazione di dove si trovano il più precisamente possibile, in modo che possiate fare il giro in completa autonomia 🙂

 – Monumento Volontè Vezzoli Galleria C-D di Ponente Superiore. L’opera si chiama l’ultimo bacio ed è dello scultore Emilio Quadrelli. Si tratta di una giovane coppia spezzata dalla morte. La donna ha una veste sottilissima, il foulard in testa indica che si tratta di un’operaia, e uno scialle sulle spalle. Si tratta, probabilmente, di una morte sul lavoro. Verismo spietato dal punto di vista iconografico mentre la modernità è data dall’attenzione per la fascinazione del corpo. Io la trovo davvero molto bella.

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– Monumento Carcano di Bregnano Edicola D Ponente Superiore. L’architetto è Cesare Nava, lo scultore Antonio Carminati. Siamo nel 1904. Per la prima volta viene rappresentato l’angelo della morte di sesso maschile, senza putti e senza angeli femminili. L’angelo punta verso l’alto con le grandi ali aperte e viene rappresentato come un giovane uomo sui 30 anni. La figura femminile invece punta verso il basso anche grazie al panneggio sotto la scultura. La giovane donna è semi nuda e sembra si aggrappi all’angelo. Il basamento è neo-barocco con ridondanza delle forme per celebrare la famiglia committente.

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Monumento Famiglia Sarchi si trova nel cimitero degli Acattolici, campo 4. Lo scultore è Otello Montaguti che si è formato alla bottega di Francesco Messina. Una donna viene portata in alto dai putti, il corpo viene annullato dall’ampio panneggio. I coniugi sono morti nel ’59 in un incidente aereo nei pressi di Malpensa; erano in viaggio di piacere verso Parigi.

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 – Monumento Zaira Brivio Riparto I, lo scultore è Alfredo Sassi. L’opera si chiama angelo consolatore. Questa opera è stata vandalizzata qualche mese fa quando hanno rubato la fotografia in vetro ceramica. E’ un vero peccato perchè nella fotografia c’era la morta nella stessa posizione del monumento. E’ del 1883 ed è ispirata al monumento di Isabella Airoldi Casati di Enrico Butti. E’ un’opera assolutamente verista e lo possiamo notare dalle labbra socchiuse, come a esalare l’ultimo respiro e dai capelli sudati. L’angelo invece non è rappresentato ma è fisicamente al fianco della defunta. Lei ha sofferto prima di morire, lui è ieratico con la bocca inespressiva. Sopra, una Madonna molto delicata e commovente. Iconografia cristiana con la candela spenta dato che la vita non c’è più.

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 – Monumento di Adolfo e Dina Wildt si trova nel Circondante di Ponente. Si chiama maschera del dolore ed è dell’architetto Giovanni Muzio e dello scultore Adolfo Wildt. Si tratta di due fusioni bronzee, è una tomba storica del 1931. Wildt fu professore a Brera e ebbe tra i suoi allievi Lucio Fontana. Figlio del portiere di palazzo Marino, fece diversi lavori prima di riuscire a diplomarsi a Brera. In quell’epoca sposerà Dina che sarà sempre al fianco , soprattutto nei suoi tanti momenti di depressione. I due volti sono molto diversi: quello della moglie è molto più sereno e bello mentre quello di Adolfo è l’allegoria del dolore. A destra, vicino alla firma, ci sono 3 croci che indicano un periodo emotivo molto difficile per lo scultore.

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 – Monumento Ravera si trova nel Rialzato A-B di Ponente, dello scultore Adolfo Wildt. E’ il suo testamento artistico, fatta 2 anni prima di morire. Rappresenta Natalina Ravera con il figlio e due nipoti. Muoiono nell’attentato del 1928 alla fiera campionaria. Il monumento, pur ospitando i corpi delle quattro persone è una rappresentazione dell’amore sociale per tutte le famiglie coinvolte. Utilizza la forma della stele; i personaggi rappresentati hanno gli occhi chiusi ma non stanno dormendo, sono già passati oltre.

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Monumento Giuseppe Mengoni si trova nel Circondante di Ponente. E’ opera dello scultore Francesco Barzaghi del 1879 e del 1881. Si tratta di un monumento celebrativo e non troppo sfarzoso, così come voluto dalla famiglia. Mengoni muore, forse suicida, il 30/12/1877 il giorno prima dell’inaugurazione della Galleria. Era un uomo molto solo e sofferente. Viene rappresentato con abiti elegranti del secolo. Dopo 3 anni dalla sua morte muore anche la figlia Elena e quindi la famiglia chiede ancora all’architetto di aggiungere la bambina al monumento. In questo caso viene rappresentata come la dolente che porta i fiori al padre ma il padre non può ricambiare lo sguardo. Di questo giro è una delle mie tombe preferite.

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Monumento Balzaretti Riparto IX è la foto che ho scelto come immagine in evidenza per questo giro. Trovo l’angelo che si invola qualcosa di straordinario. L’opera è di Giannino Castiglioni e si chiama carità, amore, fede. La carità è rappresentata dalla donna che nutre il bambino, simbolo della maternità. L’amore sono i due coniugi e la fede è l’angelo che è già sollevato da terra e sta spiccando il volo. Mentre nell’angelo troviamo ancora qualcosa di liberty,  l’uomo è già razionalista. Giannino Castiglioni ci ha lasciato 59 opere al monumentale.

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Monumento Rossi nel Reparto XII. Anche questa è un’opera di Giannino Castiglioni e si chiama onora il padre e la madre. Su base circolare vengono rappresentati i due coniugi sdraiati sotto un leggero lenzuolo mentre si guardano tenendosi per mano. Il putto che tiene i piedi dei due coniugi per celebrare la famiglia.

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Ancora due e poi abbiamo finito! Ovviamente voi potete fermarvi quando volete, ma questo giro in un paio di orette dovreste averlo fatto. La prossima tomba che andremo a vedere è il monumento Vittadini e Beretta e non ne resterete delusi,  a me piace molto. Ci troviamo in area di Levante. Il titolo è l’estremo saluto ed è un’opera del 1906 dello scultore Giovanni Giudici. Guardiamola bene: lui sta morendo. Sono due anziani coniugi e pur essendo nel 900 sono ancora abbigliati alla moda dell’800. La moglie si fa tramite della sofferenza e della malinconia del saluto.  Qui possiamo proprio vedere la paura umana della morte nello sguardo del marito mentre lei invece lo sta accompagnando nel trapasso tenendogli la mano e sistemando i cuscini. L’aspetto è commovente.

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L’ultima opera che andremo a vedere è il monumento Bianchi Bonomi nell’area di Levante. La scultura è opera di Francesco Messina e il titolo è Maddalena. Generalmente nei compianti del Cristo morto la Maddalena è l’elemento che viene rappresentato in modo molto scomposto. A prima vista questa Maddalena è molto tranquilla, viene rappresentata a mani giunte come fosse in preghiera ma, se ci fermiamo a guardare meglio possiamo notare la turbolenza e la devastazione trattenuta, che non può uscire da sotto il velo. Il volto ha i capelli scomposti, gli occhi sembrano vacui da quanto sono pieni di lacrime e la bocca è un po’ aperta.

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Ecco, questo itinerario finisce qua, mi piacerebbe proprio ricevere i vostri suggerimenti.

Ciao, a presto!

 

 

 

 

 

Il cimitero Monumentale, un museo a cielo aperto

Anche di musei abbiamo parlato poco in questi mesi, ma vi prometto che ci rifaremo, ne ho qualcuno da parte davvero interessante!

Oggi però voglio rendervi partecipi di uno dei luoghi che amo di più in assoluto di Milano, il cimitero Monumentale. Prima di tutto, non ci sono più scuse per non andare a visitarlo: la fermata della metro lilla è a due minuti a piedi dall’entrata, l’ingresso è gratuito e sotto il porticato di sinistra vi danno una cartina con i principali monumenti, per poterlo girare in autonomia. Qui al monumentale faremo diversi giri, ve lo annuncio già, d’altra parte parliamo di 250.000 metri quadrati. Se non ci siete mai entrati io direi di partire dall’inizio, dal Famedio, o per così dire dal tempio della fama, che ne dite?

Brevemente vi dico che questo cimitero è nato dalla soppressione di tante piccole realtà cimiteriali troppo in centro alla città. Siamo nella seconda metà dell’800 e i fopponi erano delle realtà a metà tra le fosse comuni e i cimiteri veri e propri. Gli unici cimiteri a uso specifico erano il Lazzaretto e la Besana (sì, dove adesso c’è il museo dei bambini, il MUBA). Nel 1863 viene approvato il progetto del Maciachini, celebrativo di un’Italia appena unita e in stile eclettico.

Mescola tutti gli stili del passato. Viene usata la pietra rossa della Valcamonica che richiama lo stile romanico, il marmo bianco per la classicità, la decorazione a fregio rimanda al gotico lombardo, le cupole esagonali al rinascimento e il mosaico a fondo oro alla cultura bizantina.

Guardiamo bene la facciata: è bianco a righe nere come i monumenti toscani dell’epoca, la decorazione interna è pseudo-bizantina, mentre le lunette del Pogliaghi, sopra gli ingressi del famedio, rappresentano la luce, la fama e la storia.

Il Famedio nasce come chiesa cattolica, ma viene poi trasformato in tempio della fama: si tratta del raccordo tra i cittadini di Milano e l’eternità. Nella parte alta del famedio vengono celebrati gli ILLUSTRI cioè quelli che per meriti letterari, artistici o scientifici hanno dato lustro alla città di Milano dal IV al XVIII secolo. Appena sotto i BENEMERITI che sono vissuti tra il 1750 e il 1850 e sotto ancora i DISTINTI DELLA STORIA vissuti dal 1850 ad oggi e che hanno contribuito all’evoluzione nazionale.

I nomi presenti nel famedio sono solo citazioni. Le uniche sepolture presenti sono quelle qui di seguito riportate.

Al centro troviamo il sarcofago del Manzoni che inaugura il famedio nel 1873. Gli angeli neri che decorano la base del monumento sono di Giannino Castiglioni e il sarcofago è rialzato dal suolo come a innalzarne ulteriormente la memoria. A Giannino Castiglioni dobbiamo tra l’altro la porta del Duomo dedicata a S. Ambrogio, la statua di San Francesco in piazza S. Angelo, il Cristo Re sulla facciata della Cattolica

Luca Beltrami ancora oggi il restauro filologico lo dobbiamo a lui per la salvaguardia dei monumenti. Per darvi degli esempi ha restaurato il Castello Sforzesco, ha compiuto gli studi per ritrovare la vigna di Leonardo presso la casa degli Atellani, ha costruito la facciata di Palazzo Marino per la parte che dà su piazza della Scala, ha restaurato la Sinagoga dopo i bombardamenti della guerra…

Carlo Cattaneo fonda la rivista “il politecnico” facendo alta tiratura ad un prezzo contenuto. Innalza la cultura di massa, dà una spinta alla sociologia. Il suo pensiero era rivolto a tutti quelli che arrivavano a Milano, da qualsiasi posto, e dovevano essere in grado di poter studiare e elevarsi.

Giuseppe Verdi viene ricordato per meriti filantropici nella Milano di fine 800. Dalla borghesia si stava passando all’imprenditoria, c’erano le prime masse operaie con i primi scioperi e le prime proteste. Verdi è sempre stato uno dei personaggi più amati di Milano. L’architetto è Giuseppe Grandi, l’artista del monumento delle V giornate. Il maestro riposa nella casa di riposo da lui voluta in piazzale Buonarroti.

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Il primo citofono di Milano

Se vi capita di fare un giro dalle parti di Palestro, potreste trovarvi davanti questo bellissimo citofono in bronzo.

L’opera è di Wildt e pare che sia stato il primo citofono di Milano. Si tratta di Palazzo Sola Busca e ci troviamo in via Serbelloni al 10.  Il palazzo è soprannominato dai milanesi “la cà de l’uregia” (trad. la casa dell’orecchio)

La tradizione racconta che se avete un desiderio e lo sussurrate all’orecchio lo stesso si avvererà.

Provare per credere!

È proprio un 48!

Quante volte ci sarà capitato di sentire questa espressione? Qui a Milano la usiamo spesso per indicare una situazione di caos assoluto, come quella vissuta durante le V giornate di Milano dal 18 al 22 marzo 1848

Quello che vedete in foto è un angolo di palazzo tra corso Venezia e via della Spiga. Mostra ancora i colpi delle cannonate ricevute dagli austriaci durante le V giornate appunto, così come si può leggere anche sull’iscrizione.

Alla scoperta dei passaggi coperti

Avete presente i passaggi coperti di Parigi? L’ultima volta che sono stata nella capitale francese mi sono spulciata diversi blog e siti alla ricerca dei passaggi imperdibili. Ecco, credo che potremmo fare qualcosa del genere anche a Milano. D’altra parte anche noi ne abbiamo diversi in centro, e chissà quante volte ci siamo passati senza nemmeno farci caso.

Ma che cosa sono i passaggi coperti? Sono delle gallerie coperte, costruite generalmente tra il 1920 e il 1940, con negozi, locali, gallerie d’arte… Potremmo definirle le sorelle minori della nostra galleria Vittorio Emanuele, della quale parleremo un’altra volta.

Io ho provato questo itinerario, ma ovviamente voi potete seguire il giro che volete. Noi partiamo dalla fermata Cordusio della M1 rossa. Sono quasi pronta a partire: scarpe comode e macchina fotografica ok, mi manca solo la caffeina e l’acqua, ma quelle le troverò alla prima galleria!

Eccoci in galleria MERAVIGLI, che unisce via Meravigli con via Gaetano Negri. Quello che attira subito la mia attenzione è il pavimento a mosaico, bellissimo, e la volta in vetro smerigliato. È del 1928 e il direttore dei lavori, Repossi, è una figura molto importante per la belle epoque.  Insieme a Beltrami e Castiglioni costruirà la sede del Corriere della Sera.

 

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IMG_20180225_220947_1118902475.jpgAndiamo poi a fotografare il passaggio CENTRALE che si trova tra via Orefici e via Armorari. Io adoro lo stile liberty, avrete modo di accorgervene mano a mano che pubblicherò! Anche qui troviamo una volta in vetro smerigliato e delle colonne che terminano con decori floreali. Direi che siamo in pieno stile liberty. Il palazzo che ospita questo passaggio è davvero importante. C’è una lapide sulla facciata che ci ricorda che qui venne ricoverato Hemingway nel 1918, quando l’edificio era adibito a ospedale della croce rossa americana. Così nacque la favola vera “Addio alle armi”.

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C’è poi la galleria UNIONE che va da via Mazzini a via Unione. È del 1920 e la trovo davvero molto bella. Mi raccomando, non prendete il braccio che va verso via Torino, secondo me non ne vale la pena.

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Eccoci davanti al teatro dei Filodrammatici, proprio dietro alla Scala. Avete visto che bella facciata liberty? Purtroppo di originale dell’epoca è rimasto solo quello. Milano è stata la città più bombardata d’Italia. Comunque, gli interni sono stati rinnovati negli anni 70 dall’architetto Caccia Dominioni. La galleria FILODRAMMATICI inizia dal teatro e esce dal bellissimo portale in piazzetta Cuccia. Da qui ci dirigiamo verso la chiesa del Manzoni in piazza San Fedele, dove troveremo la prossima galleria e il prossimo fornitore di caffeina!

Siamo arrivati in galleria SAN FEDELE che collega piazza San Fedele con via Ugo Foscolo. Si tratta di una galleria parzialmente nuova. Al suo posto c’era il teatro Manzoni che venne raso al suolo durante la seconda guerra mondiale. Oggi il palazzo è sede di una banca. Si raccontano storie di fantasmi in questo palazzo, ma sicuramente ne riparleremo un’altra volta. Appuntatevelo però!

Adesso ci dobbiamo dirigere verso la galleria CORSO che collega corso Vittorio Emanuele con piazza Beccaria. Una volta questa era la galleria dei cinema e dei teatri. Venne costruita tra il 1926 e il 1935 dall’architetto Pier Giulio Magistretti. Sul lato rivolto verso piazza Beccaria, che è stata appena sistemata, è posta una lapide dal 1990 che ricorda Giovanni D’Anzi, l’autore della canzone mito per ogni milanese! Vi lascio una curiosità in merito: pare che Giovanni D’Anzi, nato a Milano da genitori meridionali, stanco di sentire suonare sempre canzoni napoletane/romane alla fine degli spettacoli negli anni 30, decise di comporre una serenata per la città di Milano, e così nacque “Oh mia bela Madunina

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Proseguiamo il nostro giro andando a vedere la galleria STRASBURGO che unisce corso Europa con via Durini. È opera, anche questa, dell’architetto Caccia Dominioni, mentre il mosaico del pavimento, intitolato “Il segreto dell’assoluto” è dello scultore Samaini. Io trovo che il pavimento sia molto bello, così come il lucernario ellittico in vetro cemento, che però sta subendo restauri. Io mi sono lustrata gli occhi con le belle vetrine presenti in questa galleria.

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Che ora abbiamo fatto? Abbiamo tempo per un buon aperitivo in un locale storico? D’altra parte ci troviamo in galleria SAN BABILA, è impossibile non entrare al GIN ROSA. La galleria collega corso Europa con piazzetta Giordano. È stata costruita tra il 1939 e il 1948 e come vi dicevo poco fa, ospita al proprio interno, praticamente da sempre, lo storico locale del Gin Rosa che è nato addirittura nel 1820 con il nome di Bottiglieria del Leone.

Ok adesso che ci siamo riposati un attimo possiamo andare a conoscere le ultime tre che ci mancano. La prima che incontriamo è la galleria DEL TORO che si trova tra corso Vittorio Emanuele e corso Matteotti, dall’altra parte della piazza San Babila. È stata costruita tra il 1935 e il 1939 e venne ricavata all’interno del palazzo della compagnia anonima assicurazioni di Torino da cui prende il nome. Sul braccio principale c’è un grosso toro bronzeo mentre sulle pareti di fronte ci sono due mosaici che rappresentano l’allegoria delle città di Milano e Torino e delle belle lampade decò. Il progetto della galleria è dell’architetto Lancia. Questa galleria nasce sulle ceneri della vecchia De Cristoforis che è stata la più antica di Milano. Siamo nel 1832, 35 anni prima della galleria Vittorio Emanuele. Doveva essere grandiosa con la copertura in vetro illuminata dalle lampade a olio. Pare che per l’inaugurazione fosse presente anche il viceré. Quando i milanesi videro la galleria Vittorio Emanuele questa venne soprannominata “galeria vegia” (galleria vecchia). Rimase in funzione fino al 1935 quando venne abbattuta. Quindi, quando su corso Vittorio Emanuele troverete galleria De Cristoforis, sappiate che non è quella originale, ha solo il nome che ne ricorda i fasti.

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Entriamo adesso in via Montenapoleone e andiamo alla ricerca del passaggio DEL LATTÈE che collega via Montenapoleone con via Bigli. Questo ho fatto veramente fatica a trovarlo. Non so quante volte ci sono passata davanti senza accorgermene. Si trova al numero 25! E’ uno dei passaggi più antichi e contemporaneamente più moderni della città. Si tratta di un vicolo che è stato creato dopo i bombardamenti del 1943. Come potete vedere dalla foto qui sotto riportata, uno dei due muri è in mattoni: si tratta del fianco della chiesa di San Donnino alla Mazza eretta alla fine dell’XI secolo la cui parrocchia fu soppressa nel 1787 e la chiesa demolita nel 1830. Questo muro fu scoperto nel 1958 così come riporta la lapide sulla parete.

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L’ultima tappa del nostro giro è tra via Manzoni e via Borgospesso, dove troviamo la galleria MANZONI. Come sempre sono rimasta colpita dalla pavimentazione in marmo policromo e dal pilastro all’ingresso della galleria opera di Gino Oliva. C’è una sua opera anche sul soffitto. Questa galleria è nata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Come abbiamo già detto, il teatro Manzoni venne raso al suolo dalle bombe e con la ricostruzione si decise di spostarlo nell’attuale omonima via, affiancando all’attività teatrale anche un cinema. Se potete, entrate nel teatro e date un occhio alle maniglie delle porte, alla statua di bronzo del dio Apollo e del mosaico in fondo alla sala. In questo momento la galleria non è messa molto bene, è un peccato perché il passato è stato glorioso.

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Ecco, queste sono quelle che ho girato io, ce ne sono altre sparse per il centro. Qualcuna è più nascosta, qualche altra davanti agli occhi di tutti.

Per questa volta vi lascio qui. Potete prendere la metropolitana linea3 gialla in Montenapoleone, oppure avventurarvi alla ricerca delle altre.  Mi raccomando, fatemi sapere se le trovate che così aggiorniamo il tour!

 

Il negozio Benetton

Alzi la mano chi non è passato qualche volta davanti a questo negozio Benetton in corso Buenos Aires e non abbia guardato stupito la facciata. Magari, come me, vi siete chiesti come mai sia così diversa da tutti gli altri palazzi sul corso…ebbene, si tratta di un’ex polveriera austriaca!

Il palazzo è stato costruito dagli austriaci intorno agli anni 30 del 1800. Per diverso tempo fu utilizzato come magazzino per le divise e quanto in uso al reparto cavalleria che era di stanza al Lazzaretto. Poi, con l’unità d’Italia, perdendo la sua funzione è diventato prima abitazione e poi negozio.

 

Il binario 21: il memoriale della Shoah

“Qui ci attendeva il treno e la scorta per il viaggio. Qui ricevemmo i primi colpi: e la cosa fu così nuova e insensata che non provammo dolore, nel corpo, né nell’anima. Soltanto stupore profondo: come si può percuotere un uomo senza collera? Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano. Vagoni merci, chiusi dall’esterno e, dentro, uomini donne, bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi…”

Se questo è un uomo, Primo Levi

Iniziamo questo viaggio davanti al muro dell’Indifferenza che è la parola chiave voluta da Liliana Segre per accoglierci qui. Si, questo è uno dei pochissimi luoghi in Europa rimasto intatto; da circa 3 anni è stato riaperto alla città anche se il memoriale non è ancora terminato. Quando sarà completato si trasferirà qui anche il centro di documentazione ebraica con i suoi 5000 volumi.

Dove ci troviamo?

Sotto la stazione centrale in quell’area che serviva da smistamento posta fino alla fine del 1942.

Da gennaio 1943 a gennaio 1945 invece, da qui partiranno 15 convogli verso le camere a gas di Auschwitz – Birkenau

Nel 1938 il parlamento italiano e il re firmano le leggi razziali: da quell’anno gli ebrei non potranno più andare a scuola, non potranno più insegnare, i medici non potranno più operare. Nel 1933 Hitler fece aprire i primi campi di concentramento, erano campi di prigionia all’aperto dove si viveva in situazioni durissime. Arrivarono invece nel 1942 i campi di sterminio in Polonia, qui la gente veniva mandata a morire.

Da qui partirono 774 persone, ne tornarono 27 e sono segnati in rosso.

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Il 30 gennaio 1944 627 persone vengono portate qui con i camion e fatti salire sui carri bestiame che aspettavano. Sono stati trovati dei documenti originali, le persone erano indicate in tedesco con la parola “stuck” che significa pezzi. Il viaggio durava sei giorni. Sei giorni durante i quali stavano ammassati nei convogli, al buio, senza servizi igienici, senza mangiare, dei forni d’estate e gelidi in inverno, con solo le grate per respirare. I treni partivano dal binario fantasma, il cosiddetto binario 21 e all’arrivo cosa trovavano? O la camera a gas oppure il lavoro ridotto in schiavitù.

Il viaggio era fatto a tappe, sicuramente dai vagoni quando giungevano nelle varie stazioni si sentivano le urla, i pianti, la paura, la disperazione, i lamenti e fuori invece? Il nulla, il silenzio, l’indifferenza.

I convogli partivano da Milano tra i binari 18 e 19, certo era mattina presto, nel trambusto di una stazione attiva, ma nessuno vedeva…nessuno sapeva, nell’indifferenza generale. Questo è quello che ci vuole dire la signora Segre, scampata ai campi di sterminio e che da qualche anno ha iniziato a raccontare la sua storia: precisamente da quando i suoi nipoti hanno iniziato a studiare a scuola.

Se potete, andate a vedere il memoriale della Shoah, non ne sapremo mai abbastanza di quello che è successo laggiù, non dobbiamo dimenticare mai quello che è stato. Non dobbiamo fare parte della maggioranza silenziosa che non prende posizioni, non dobbiamo essere indifferenti.

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”

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Qualora foste interessati ad una visita, quando sono stata io a novembre era pieno di bambini delle scuole elementari, il memoriale si trova in piazza Safra 1, metropolitana gialla/verde Stazione Centrale.